

42. Gli effetti dell'espansione della Francia rivoluzionaria.

Da: J. Godechot, La Grande Nazione. L'espansione rivoluzionaria
della Francia nel mondo, Laterza, Bari, 1962.

Il periodo del Direttorio  stato oggetto di valutazioni
contrastanti: nella sua politica interna gli storici di
ispirazione marxista hanno visto soprattutto la volont della
borghesia francese di mettere a tacere le forze rivoluzionarie
popolari e democratiche; quella estera  stata da pi parti
considerata ambigua ed ipocrita, in quanto finalizzata alla
conquista territoriale e alla dominazione dei territori annessi,
in contrasto con i principi di libert e di indipendenza che si
diceva di voler difendere. Considerazioni diverse sono state
espresse dal francese Jacques Godechot, il quale, pur riconoscendo
che l'espansione rivoluzionaria ebbe effetti modesti sul piano
economico e sociale, afferma che essa produsse profondi e duraturi
mutamenti nelle istituzioni politiche e in campo giuridico e
amministrativo in tutti i paesi europei.

Considerando tutte le insurrezioni contro il regime francese, si
potrebbe concludere per il fallimento totale dei principi, delle
idee e della politica della Grande Nazione; molti contemporanei
conclusero infatti in questo senso e numerosi storici hanno
seguito le loro tracce. La Francia - hanno detto - sotto la
maschera ipocrita dei diritti dell'uomo, ha condotto una politica
di conquista e di annessioni, di dominazione e di tirannia,
peggiore di quella dell'Antico Regime. La Francia ha proclamato
l'eguaglianza ed ha trattato come paesi vassalli le repubbliche
sorelle; ha affermato di portare la libert, ma ha impedito ai
suoi stessi amici ed alleati di agire a loro talento; s' fatta
paladina del diritto dei popoli a disporre liberamente di se
stessi, ma ha carpito o contraffatto i voti popolari destinati a
far conoscere la volont delle popolazioni ed  incessantemente
intervenuta nel governo dei suoi vicini per imporre le sue
direttive e la sua volont. Tutto ci non  completamente falso,
ma prendere le cose cos in blocco significa offrire un quadro
soltanto parziale della situazione, e per di pi un quadro
unilaterale.
La Francia non si  limitata ad esportare tra i suoi vicini delle
idee e dei principi, ma li ha anche messi in pratica, forse male e
certo incompletamente, ma in modo tale tuttavia che essi, in tutti
i paesi occupati favorirono una certa trasformazione della societ
e dello Stato. In tutti questi paesi le diseguaglianze di diritto
tra le differenti classi sociali scomparvero: non vi furono pi
Ordini privilegiati, non vi fu pi nobilt e clero che costituisse
un corpo onnipotente, non vi furono pi schiavi n Ebrei tenuti in
disparte dalla societ e la cui vita fosse regolata da leggi
eccezionali. Indubbiamente, anche se le barriere giuridiche
scomparvero, la tradizione mantenne le distinzioni sociali, ma
esse non furono pi qualcosa d'intangibile: dappertutto, comunque,
chi trasse vantaggio da questi mutamenti fu la borghesia, in seno
alla quale, come in seno alla parte illuminata dell'aristocrazia
e agli intellettuali, si reclutarono i patrioti, i Giacobini e
perfino gli anarchici che furono i migliori e i pi ardenti
difensori della Rivoluzione.
Il rinnovamento delle strutture economiche fu infinitamente meno
completo e in ci - ripetiamo - va ricercata una delle cause
fondamentali delle molteplici insurrezioni che contrassegnarono
gli ultimi mesi dell'esistenza del Direttorio. In Francia, la
piccola borghesia, i ceti contadini agiati trassero largo profitto
dai trasferimenti di propriet terriera ch'ebbero luogo tra il
1790 e il 1799. Anche gli indigenti, braccianti e manovali,
tanto numerosi nel 1789, poterono raccogliere alcune briciole
della vendita dei beni nazionali o della spartizione di quelli
comunali. Tutti i proprietari e la maggior parte dei coltivatori
beneficiarono dell'abolizione delle decime e dei diritti feudali.
Nelle repubbliche sorelle, al contrario, la vendita dei beni
nazionali, che si verific in scala infinitamente ridotta, and a
profitto della sola borghesia agiata; l'abolizione delle decime e
dei diritti feudali, che non fu decretata dappertutto, fu
largamente compensata dalle requisizioni, dai contributi di guerra
e dalle nuove imposte. I contadini, ricchi e poveri, non furono
dunque affatto interessati alla Rivoluzione; quanto agli operai,
sia che le corporazioni fossero mantenute, come in Svizzera, sia
che fossero soppresse, come in Olanda, in Renania o in Italia, la
loro situazione non cambi.
Lo Stato, invece, e pi ancora la nozione di Stato, furono
profondamente modificati. Il sistema monarchico, il diritto divino
del principe subirono dei colpi dai quali anche dopo il 1815 non
si sarebbero pi rifatti. Furono instaurati governi costituzionali
rappresentativi, usciti dalla volont popolare, che, anche se
furono effimeri e funzionarono con mediocre efficienza,
rappresentarono una prima esperienza: i patrioti, i liberali, ne
avrebbero ormai sentito la nostalgia, col desiderio di renderli
pi funzionali. Le aspirazioni popolari poterono manifestarsi non
solo nelle elezioni a suffragio quasi universale, ci che mai era
accaduto prima, ma anche nel club e attraverso i giornali. La
libert di riunione, di discussione, d'espressione, se non fu
completa, fu per lo meno infinitamente pi ampia che sotto
l'Antico Regime. La stampa, specialmente, forn una tribuna, non
solo ai patrioti, ma anche agli avversari della Rivoluzione. Dopo
il 1796, l'opinione pubblica divenne una forza possente, con la
quale ogni governo dovette fare i conti.
Le trasformazioni amministrative, se non destarono impressione nei
popoli, non ebbero conseguenze meno significative e meno durevoli.
La divisione in dipartimenti accentu la centralizzazione e
prepar le future unificazioni; la riorganizzazione giudiziaria
introdusse i principi fondamentali della giustizia moderna:
giustizia gratuita ed eguale per tutti, indipendenza della
magistratura, semplicit e pubblicit della procedura,
umanizzazione delle pene. Certo questi principi non furono sempre
rispettati, ma non per questo cessarono di rappresentare un ideale
da raggiungere; l'organizzazione giudiziaria rest come un esempio
da seguire. La riforma del sistema finanziario fu meno radicale
per ragioni d'opportunit. L'eguaglianza nella tassazione fu
tuttavia proclamata dovunque. Nel campo dei rapporti tra Chiesa e
Stato, le riforme furono prudenti: la laicit dello Stato e
l'eguaglianza dei culti non furono proclamati che con grandi
precauzioni e dopo molte esitazioni. Se contro gli ordini
religiosi furono prese severe misure, fu perch esse, in gran
parte, rappresentavano la continuazione d'un movimento che s'era
iniziato parecchie decine d'anni prima, sotto l'influenza del
giansenismo; ma il clero secolare mantenne il suo posto, perdendo
soltanto i privilegi giuridici e fiscali. L'insegnamento,
laicizzato, si rinnov nei metodi. Infine, quasi dappertutto,
furono creati eserciti nazionali che, in generale, furono formati
dai patrioti e divennero simbolo dell'esistenza delle nuove
nazioni.
Tutto questo complesso di riforme rappresent un positivo acquisto
e, a parte le riforme religiose, non sub attacchi nel 1799. Cosa
si rimprovera dunque alla Francia? Le si rimproverano
l'imposizione d'indennit di guerra, le requisizioni, i saccheggi
e, specialmente, l'asportazione d'opere d'arte e infine le si
rimprovera soprattutto il costante intervento, mediante colpi di
Stato, nel governo delle repubbliche sorelle. Quel che ha
provocato contro la Francia l'accusa di duplicit e di ipocrisia 
stato il contrasto tra la proclamazione dei principi di libert,
d'indipendenza, d'autodecisione dei popoli e la sua politica di
pressione intollerabile. [...].
In Francia gli uomini di governo, premuti dai problemi finanziari
e decisi a non ricorrere pi all'inflazione, non potevano
abbandonare lo sfruttamento dei paesi conquistati. I
capitalisti che erano in stretti rapporti con gli uomini di
governo si sforzavano di moltiplicare e di migliorare i propri
affari sviluppando la concentrazione a danno delle regioni
occupate e delle repubbliche sorelle che perci furono colpite
dalla politica economica del Direttorio, deliberatamente. I membri
del governo francese, inebriati dalla gloria che i generali
donavano alla Francia con le loro vittorie, avrebbero dovuto
essere dei superuomini per rinunciare alle prospettive
d'intervento nella politica interna degli Stati che avevano
creato. Non vi fu, nel loro comportamento, n malafede n
ipocrisia, ma solo il fatto che la Francia era guidata da uomini
fallibili e da uomini che non erano di prim'ordine, bens, come si
suol dire, dei primi arrivati. Non era colpa loro se all'estero ci
si faceva un'idea della Grande Nazione diversa da quella che loro
se ne formavano.
Quest'immagine della Grande Nazione, proclamatrice dei diritti
dell'uomo, campione del diritto d'autodecisione dei popoli,
creatrice dello Stato moderno unificato, indivisibile,
centralizzato, rester per sempre nella memoria degli uomini. Ed 
in base a quest'immagine che si giudica la politica della Francia,
non soltanto nel periodo del Direttorio, ma fino ai nostri giorni
e la si condanna tanto pi severamente quanto pi essa sembra
contraddire o rinnegare i principi che la Grande Nazione aveva
proclamati. Lo voglia o no, la Francia resta legata dai taciti
impegni assunti dal 1789 al 1794 dalla Grande Nazione: le si
attribuisce una missione e non le si perdona di non esservisi
mantenuta fedele.
